Sindacato Pensionati Italiani - Bergamo

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Libro sul Covid: prefazione

Quando ci è stato proposto, dalla struttura regionale dello Spi, di curare l’edizione dell’anno 2026 del Libro della Memoria, ci è venuto spontaneo pensare alla pandemia da Covid-19 che ha colpito la nostra provincia nella primavera del 2020.

Un libro della “memoria” coniugato al passato prossimo e non al passato remoto; il dolore, le ansie e le paure di quel periodo sono, per molti di noi, ricordi vivi e il tempo passato è ancora troppo poco per non farci toccare dalle emozioni di allora.

Il libro è una raccolta di testimonianze che raccontano quei terribili mesi dal punto di vista di diversi testimoni: i sindaci, i medici che dirigevano aziende ospedaliere o che operavano nel territorio, gli infermieri, chi dirigeva le residenze sanitarie per anziani. Particolare rilievo assumono i racconti dei malati di Covid e delle loro famiglie che non potevano vederli o assisterli, nemmeno quando la malattia portava alla morte.

Queste mie poche righe rischiano di trasformarsi, a loro volta, in un’ulteriore testimonianza, un po’ “abusiva” rispetto a quelle che seguono nel libro ma sto scrivendo da casa, con lo sguardo che dalla finestra va alla strada di accesso al pronto soccorso dell’ospedale di Seriate e mi tornano vive le emozioni di allora. Per fortuna non ci sono i suoni continui delle sirene delle ambulanze, ma l’inquietudine, la paura per sé e per i propri cari, il totale smarrimento riemergono in modo chiaro.

Allo stesso modo ritorna l’orgoglio per quanto il sindacato, allora, riuscì a fare per i lavoratori, per le persone. Nel libro sono riportati gli accordi sindacali, i comunicati, le varie azioni che esso intraprese a Bergamo e tutto rimane come preziosa testimonianza. Ricordiamo che lavoro di Bergamo fu ininterrottamente presidiata e, nel rispetto delle disposizioni di allora, restò un punto di riferimento anche di fronte all’eclissarsi di altri soggetti.

Dal 24 febbraio, giorno in cui assumemmo la decisone di chiudere le sedi della valle Seriana (Alzano, Nembro, Albino) al 18 maggio quando, finalmente, riaprimmo le prime quindici sedi in provincia, nella Camera del Lavoro si continuò a operare. Confederazione, categorie e servizi rimasero sempre operativi.

Credo che oggi vadano ringraziati tutti quelli che allora, senza saltare un giorno, consentirono alla Cgil di Bergamo di svolgere appieno il proprio ruolo di tutela e di rappresentanza dei diritti dei lavoratori e dei pensionati.

Voglio ricordare in modo particolare tre persone che, non solo con la loro presenza, ma anche assumendo decisioni non certo facili ci guidarono. Gianni Peracchi, Marco Toscano, Emmanuele Comi, allora rispettivamente segretario generale, segretario organizzativo e direttore del patronato Inca.
Ed è giusto e doveroso anche ricordare, dopo un iniziale smarrimento, il contributo che dalla fine del mese di marzo mise in campo il sindacato dei pensionati. Prima con sole tre persone e poi con decine di pensionati che si alternavano, ripristinammo il servizio di centralino telefonico. Attraverso deviazioni telefoniche, dal proprio cellulare a casa, si rispondeva alle chiamate che arrivavano ai numeri di tutte le sedi della Cgil. Fu un vero e proprio “telefono amico” che rispondeva a non solo a informazioni sui servizi del patronato, spesso legate al decesso di un parente, ma permetteva anche di chiacchierare e di sentirsi meno soli.

Dalla fine del lockdown, il 4 maggio, all’inizio dell’estate avevamo riaperto tutte le sedi.

Quelle sedi, che oggi vengono spesso vigliaccamente vandalizzate con scritte e insulti, sono allora state e, per fortuna, sono ancora oggi una risorsa per tante persone che vedono nel sindacato un punto di riferimento importante e una garanzia di maggior tutela.

All’interno del libro è pubblicata una tabella con l’incremento della mortalità (quasi il 600 per cento in più) del mese di marzo del 2020 rispetto all’anno precedente. Degli oltre seimila morti in provincia di Bergamo novecentonovanta (990) erano iscritti allo Spi di Bergamo, a cui andrebbero aggiunti quelli dei Comuni bergamaschi del comprensorio sindacale della Valle Camonica-Sebino Bergamasco.

Alla domanda: “Cosa ci ha lasciato il Covid?”, la prima risposta è che ci ha tolto tantissime persone care, amici e amiche, compagne e compagni.
Ci ha lasciato la convinzione che il sistema Italia era impreparato e quello lombardo ancor di più.
Ci ha lasciato la certezza che oggi lo saremmo ancora, impreparati.
Ci ha lasciato la percezione che oggi abbia più ascolto chi tenta di negare o sminuire quel dramma.

Ci ha anche lasciato la consapevolezza che il sindacato, la Cgil, allora fu all’altezza dei momenti più difficili che hanno attraversato la nostra storia. Di fronte a una prova difficile reagimmo, resistemmo. Non è poco. Auguriamoci che sia così anche la prossima volta.

Giacomo Pessina

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