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Covid-19: cosa abbiamo imparato? È stato presentato a Bergamo il Libro della Memoria 2026

Una grande attenzione e una grande emozione. Si può dire che sono stati questi i due sentimenti che hanno caratterizzato la mattinata del 4 maggio scorso a Bergamo presso l’Auditorium Parenzan dell’Asst Papa Giovanni XXIII, dove è stato presentato il 26mo Libro della Memoria “Covid-19 cosa abbiamo imparato – L’esperienza nel territorio bergamasco”. Non poteva essere altrimenti, tanto la pandemia ha segnato le persone con i suoi numerosissimi lutti – che non sempre è stato possibile rielaborare per i familiari – tanto è stata forte la rimozione.

È stata una mattina importante fatta sì di ricostruzione di quanto accaduto ma anche di analisi di cosa si sia imparato o meno per fronteggiare un possibile evento analogo (gli epidemiologi infatti sostengono che questo sarà il secolo delle epidemie per cui il problema non è se ma quando si presenterà la prossima). Elena Carnevali, sindaca di Bergamo, Camillo Bertocchi, sindaco di Alzano, e Claudio Cancelli, sindaco di Nembro dal 2012 al 2020 hanno messo in evidenza l’importanza del nostro sistema sanitario pubblico che deve essere rafforzato e finanziato adeguatamente così come si deve investire in medicina territoriale ma purtroppo è proprio la direzione che non è stata presa né dal governo centrale né da Regione Lombardia. E adesso che è stato approvato un Piano pandemia per tutti i convenuti sarebbe importante conoscerlo, saperlo mettere in campo e fare informazione.

Sono stati gli operatori sanitari a ricordare l’impegno senso sosta profuso in quei mesi. Non solo, sia Miriam Milesi, responsabile Rsu pronto soccorso, sia Maria Beatrice Stasi, già direttrice del generale, che Fabio Pezzoli, già direttore sanitario, (tutti dell’Asst Papa Giovanni XXIII) ed Eugenia Belotti, vice presidente dell’Ordine dei medici, hanno sottolineato la grande prova di assunzione di responsabilità che c’è stata in tutti, si è fatto fronte perché ci si è autorganizzati, perché ogni giorno sulla base di quanto accadeva si creava un nuovo protocollo di cura, perché ogni specialista si è riconvertito con corsi di poche ore per poter dare una mano, compiti e ruoli si riadattavano ogni giorno. Diverso per i medici di base che sul territorio hanno fatto una grossa fatica e molti hanno pagato con la propria vita. E poi da eroi a obiettivi della rabbia di chi, quando sono arrivati i vaccini, ha contestato spesso anche violentemente.

Marco Toscano, segretario generale Cgil Bergamo, ha fatto cenno agli atti vandalici che ci sono ancora oggi contro le sedi per le posizioni assunte dal sindacato. Eppure i vaccini sono stati la nostra salvezza. Lo ha dimostrato con tanti dati Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri. Vaccini che sono arrivati in meno di un anno, una campagna di vaccinazione che ha reso l’Italia un modello da seguire. Remuzzi ha sottolineato anche che la ventilazione dei locali, l’uso corretto delle mascherine, l’evitare assembramenti, lavarsi le mani sono comunque le regole base da seguire. E tra le lezioni lasciate da Covid-19 di certo un dover imparare a comunicare alle persone l’incertezza (perché soprattutto all’inizio c’era incertezza) e, anche per Remuzzi, un rafforzamento del sistema sanitario nazionale e della medicina del territorio.

Su questo punto è tornato Daniele Gazzoli, segretario generale Spi Lombardia, nelle sue conclusioni, quando ha ricordato che la politica – governo e Regione Lombardia – non ha imparato nulla: si continuano a tagliare risorse alla sanità pubblica, manca la medicina del territorio, l’inflazione si mangia quel poco che si investe, molto ci sarebbe da fare in tema di Rsa, come già aveva detto nel suo intervento Maria Giulia Madaschi, direttrice generale della Fondazione Zanchi. Tutti temi su cui si impernia la proposta di legge popolare sulla sanità su cui sta per partire la raccolta firme, una proposta della Cgil che va nella direzione opposta a quanto il governo fa.

Durante la mattinata è stata ricordata sia da Giacomo Pessina, segretario generale Spi Bergamo, che da Marco Toscano e Daniele Gazzoli, la figura di Gianni Peracchi, scomparso pochi mesi fa. Senza Peracchi – che all’epoca della pandemia era segretario generale della Cgil bergamasca – questo Libro della Memoria non esisterebbe. Quando lo Spi regionale ha chiesto alla segreteria dello Spi locale di collaborare a questa 26ma edizione la proposta è stata appunto l’esperienza fatta con Covid19 e l’individuazione dei testimoni, da chi ha narrato in quanto malato a chi l’ha raccontata da dirigente, operatore sanitario in prima linea o da sindaco, così come tutta la raccolta che illustra quello che è stato il grande ruolo che il sindacato ha giocato in quei terribili mesi, sono dovuti proprio al grande lavoro che Gianni ha profuso in questo libro. A lui è stata dedicata la mattinata.

Chi è interessato a leggere il libro può scaricare il pdf dal sito dello Spi di Bergamo.

Dal periodico “Spi-Insieme”
Bergamo, maggio-giugno 2026

 Vai all’indice dell’iniziativa Spi Cgil del Libro della Memoria 2026

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